F F Tribuna Libera: Questa mattina a Villa Aurora

sabato 26 novembre 2016

Questa mattina a Villa Aurora






Ci siamo dati appuntamento per questa mattina. C'erano Franco e Antonio dell'associazione di Protezione Civile "Kailia", Pia, Domenico, Adele, Angela , Daniele, Grazia, Ornella, Valentina (spero di non aver dimenticato nessuno), altri non sono potuti venire ma sono già all'opera per questa causa. Poco dopo le 11 eravamo tutti a Villa Aurora, dove da qualche giorno sono ospitati i migranti somali richiedenti asilo. Le suore ci accolgono con gentilezza e cordialità, mentre scarichiamo qualche pacco con le cose che diversi concittadini hanno donato: generi di prima necessità, pasta, prodotti per l'igiene e anche qualche dolcetto e giocattolo per il piccolino del gruppo.

Prima di  incontrare gli ospiti, ci intratteniamo a parlare con le suore e con l'avvocato della congregazione, che segue la situazione in contatto con la Prefettura. Ci spiegano che delle 25 persone 22 sono donne (cinque delle quali in dolce attesa), poi ci sono i mariti di due di loro e il piccolino, Fahd, appena 6 anni (lo vediamo scorrazzare allegro nel corridoio).




Chiediamo cosa possiamo fare (insieme a chi magari vorrà) per queste persone. Si può contribuire in tanti modi per aiutare: oltre a donare qualche bene di prima necessità o di igiene personale o vestiario, si può dedicare qualche ora di volontariato in attività come guidare il pulmino per piccoli tratti in base ad eventuali necessità burocratiche o per accompagnare gli ospiti a qualche visita medica, oppure aiutare le suore nelle piccole attività quotidiane di pulizia o dare una mano per le lezioni di italiano che gli ospiti seguiranno. Nei prossimi giorni ci faranno sapere ciò di cui c'è bisogno e, anche attraverso i blog, chi si sente di dare una mano in qualunque modo potrà essere messo direttamente in contatto.  

Poi andiamo nel salone, dove li troviamo tutti seduti. Sono tutte persone composte, curate e dignitose. Fatichi a non notare un velo di tristezza nei loro occhi ma sempre con dignità. Quando la suora spiega loro (traducendo in inglese) che siamo amici, lo sguardo diventa meno sospettoso e si rilassano. 








Nel frattempo il piccolo Fahd, che non ha mai smesso di sorridere a tutti (e che parla un perfetto italiano), apre felice i regali e inizia a giocarci. Un pallone e un camion di macchinine; piccole cose che forse diventano grandi quando ti trovi a migliaia e migliaia di chilometri da casa tua, lontano da tutto il mondo della tua infanzia e dove non sai se e quando tornerai. Infatti corre subito fuori a "provare" il nuovo pallone con Ornella e Valentina, seguìto dallo sguardo sorridente del suo papà. Intanto c'è chi dà una mano veloce a preparare e servire il pranzo.







Andiamo via con la promessa di risentirci e rivederci nei prossimi giorni, certi che ci saranno ancora altre persone dal cuore grande che vorranno dare un piccolo, grande aiuto. Alcuni degli ospiti stanno già imparando qualche parola in italiano ma credo che forse siamo noi che avremo l'opportunità di imparare tante cose da questi nostri fratelli e sorelle venuti da lontano.





"Si ha paura solo di ciò che non si conosce".




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