F F Tribuna Libera: "Una caduta antropologica"

mercoledì 29 marzo 2017

"Una caduta antropologica"










Una meditazione di Vincenzo Gasparro, tratta dal suo libro in imminente uscita "Paese mio vivrai". Una riflessione "che ai più sembrerà eretica e controcorrente, ma io la penso così" dice Vincenzo.



"LA CADUTA ANTROPOLOGICA"



"Ogni volta che mi reco all'Auchan, mi piace sostare su una panchina a guardare il via vai frenetico degli avventori che trascinano carrelli stracolmi di merci. E' un formicaio, un luogo colmo di gente che non si conosce, non si parla e ognuno porta a spasso la propria solitudine e la propria angoscia. 

Nei giorni festivi s'incontrano tanti cegliesi che in quel luogo trascorrono gran parte del loro tempo domenicale ... Rimuginando tra i miei pensieri mi balza in mente lo svuotamento del nostro Centro Storico e dei luoghi ad esso limitrofi e delle polemiche che immancabilmente si innescano per la chiusura del traffico che, a giudizio dei più, è la causa della desertificazione dei nostri luoghi della memoria. 

Le stazioni, gli aeroporti, i centri commerciali, gli autogrill sono definiti da Marc Augé nonluoghi, templi della surmodernità che per la sua velocità non lascia spazio ad alcuna forma di socialità e relazione umana. Tutti corrono e nessuno si ferma a stabilire contatti. L'opposto dei nonluoghi sono i luoghi antropologici che vivono di relazioni, di contatti e di umanità: le piazze, i vicoli dei centri storici che una volta erano i luoghi degli ozi e dei negozi.

Attorno a noi ancora vivono e si conservano i luoghi antropologici di Martina, Locorotondo, Cisternino che, al contrario di Ceglie sono frequentati e pulsano di vita. Anche in queste cittadine sono stabilite isole pedonali e zone a traffico limitato, ma i luoghi della propria antropologia culturale vivono perché i cittadini e le generazioni ancora amano mescolarsi, confrontarsi e vivere questi luoghi stupendi. 

Penso, dunque, che la morte del nostro Centro Storico non dipenda dal traffico, ma dalla morte delle relazioni sociali e culturali di cui soffre la nostra comunità. Detto questo non possiamo rassegnarci a constatare la morte di uno dei luoghi più belli del Mediterraneo, ma come comunità dobbiamo essere capaci di riscoprire e valorizzare la nostra profonda dimensione antropologica, senza la quale non ci sono macchine che possano sostituire la morte civile del nostro popolo. 

In questa sfida si misura la capacità propositiva e creativa delle cosiddette associazioni meritocratiche, degli operatori culturali ed economici, della classe dirigente,non solo politica, nel pensare e attuare iniziative , occasioni di incontro e di ricchezza culturale.

Solo se saremo capaci di ritrovare la nostra anima il nostro Centro Storico tornerà a vivere e pulsare. Se non ne saremo capaci ci trascineremo in ricorrenti e futili polemiche e ci attarderemo a spernacchiare il'assessore e il sindaco di turno che sono inevitabilmente la scelta del nostro voto consapevole.
Buona meditazione".

Vincenzo Gasparro




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