F F Tribuna Libera: referendum
Visualizzazione post con etichetta referendum. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta referendum. Mostra tutti i post

sabato 15 febbraio 2020

SCRUTATORI A CEGLIE PER IL REFERENDUM COSTITUZIONALE





Da mercoledì 13 febbraio e fino alle 12 del 27 febbraio,  è possibile presentare al Comune le istanze in riferimento all'avviso pubblico per la nomina di scrutatore in occasione del referendum costituzionale del 29 marzo 2020.


Saranno sorteggiati 66 scrutatori effettivi e 66 supplenti tra tutti coloro che siano iscritti nell'Albo delle persone idonee a svolgere la funzione di scrutatore.


50 scrutatori effettivi e 50 supplenti saranno sorteggiati tra coloro che avranno fatto pervenire nei termini previsti l'istanza di disponibilità ad assolvere l'incarico di scrutatore e che abbiano i seguenti requisiti:

1) regolare iscrizione all'albo

2) essere studenti privi di reddito o disoccupati iscritti ai centri per l'impiego con anzianità di iscrizione continuativa non inferiore a 6 mesi dalla data di affissione dell'avviso.

I restanti scrutatori (16 effettivi e 16 supplenti) saranno sorteggiati dall'albo generale degli scrutatori.


Se il numero delle domande risultasse insufficiente, gli scrutatori mancanti saranno sorteggiati direttamente dall'Albo Unico degli scrutatori. La data del sorteggio (che avverrà presso i locali dell'Ufficio elettorale comunale) saranno resi noti sul sito istituzionale del Comune.


Il modello di domanda può essere scaricato dal sito del Comune o ritirato presso l'ufficio elettorale del Comune.




per scaricare l'avviso scansionato.







Tribuna Libera

domenica 4 dicembre 2016

Il giorno del referendum costituzionale








I seggi saranno aperti fino alle ore 23. Subito dopo inizierà lo spoglio delle schede.Gli elettori cegliesi (residenti) chiamati a votare sono 16.432 (7.727 uomini e 8.705 donne). A questi vanno aggiunti i cegliesi temporaneamente all'estero all'estero che sono in totale 2.585 (47.8% uomini e 52.2% donne).


Il dato nazionale di affluenza in Italia alle ore 12 è molto alto: oltre il 20%. In Puglia il 16,41%.

Potrebbe interessarti: http://www.brindisireport.it/referendum-costituzionale/referendum-costituzionale-affluenza-al-voto-in-provincia-di-Brindisi-alle-ore-12.html
Seguici su Facebook: https://www.facebook.com/pages/BrindisiReportit/129694710394849
In provincia di Brindisi, sempre alla stessa ora, è stata del 15.65% (ricordiamo che al referendum costituzionale non c'è quorum, basta quindi anche soltanto un voto in più a decidere l'esito della riforma).


A Ceglie Messapica l'affluenza fino alle 12
è stata del  14,89%

Alle 19 era del 43.25




Ecco la sintesi dell'affluenza alle 12 negli altri comuni della provincia:

Referendum: alle 12 nel Brindisino aveva votato il 15,65 per cento

Brindisi 18,40 – Carovigno 13,42 - Ceglie Messapica 14,89 - Cellino San Marco 14,05 – Cisternino 16,60 - Erchie 12,33 – Fasano 16,57 - Francavilla Fontana 11,51 – Latiano 14,37 – Mesagne 16,49 – Oria 14,92 - Ostuni 15,63 - San Donaci 15,36 - San Michele Salentino 13,91 - San Pancrazio Salentino 14,73 - San Pietro Vernotico 16,84 - San Vito Dei Normanni 13,83 - Torchiarolo 14,91 - Torre Santa Susanna 13,86 - Villa Castelli 18,54.







Referendum: alle 12 nel Brindisino aveva votato il 15,65 per cento

Referendum: alle 12 nel Brindisino aveva votato il 15,65 per cento
„Brindisi 18,40 – Carovigno 13,42 - Ceglie Messapica 14,89 - Cellino San Marco 14,05 – Cisternino 16,60 - Erchie 12,33 – Fasano 16,57 - Francavilla Fontana 11,51 – Latiano 14,37 – Mesagne 16,49 – Oria 14,92 - Ostuni 15,63 - San Donaci 15,36 - San Michele Salentino 13,91 - San Pancrazio Salentino 14,73 - San Pietro Vernotico 16,84 - San Vito Dei Normanni 13,83 - Torchiarolo 14,91 - Torre Santa Susanna 13,86 - Villa Castelli 18,54.“

Potrebbe interessarti: http://www.brindisireport.it/referendum-costituzionale/referendum-costituzionale-affluenza-al-voto-in-provincia-di-Brindisi-alle-ore-12.html
Seguici su Facebook: https://www.facebook.com/pages/BrindisiReportit/129694710394849
Tribuna Libera

venerdì 2 dicembre 2016

Referendum, Ecco le sezioni elettorali dove voteremo a Ceglie
















Si vota Domenica 4 dicembre 2016 dalle ore 7.00 alle 23.00 .






Tribuna Libera

lunedì 28 novembre 2016

Appuntamento con il NO


Ricevo e pubblico la locandina dell'incontro di oggi pomeriggio.






Tribuna Libera

lunedì 21 novembre 2016

Incontro trasversale sul "NO" a Ceglie






Si terrà questa sera, lunedì 21 novembre, alle 18.30 presso il Castello Ducale di Ceglie Messapica, un incontro nel corso del quale l’onorevole Nicola Ciracì, il dottor Carmine Dipietrangelo e il senatore Michele Saccomanno, introdotti dal professor Nicola Colonna (docente di Scienze politiche all’Università di Bari) esporranno le ragioni del NO al referendum costituzionale in programma il prossimo 4 dicembre. 








Tribuna Libera

lunedì 7 novembre 2016

Appello di Tommaso Argentiero per il "NO"





Ricevo e pubblico questo appello di Tommaso Argentiero per il "no" al referedum costituzionale del 4 dicembre prossimo:




Carissimi cittadini, 

innanzitutto tengo a precisare che questa mia iniziativa non ha nulla di precostituito. Tra un mese saremo chiamati ad esprimere il nostro voto sulla proposta di revisione della Costituzione Italiana. 


In questi giorni tanti di noi hanno avuto modo di rendersi conto che la proposta di revisione, oltre ad essere pasticciata, scritta male e tra le altre cose ci sottrae il diritto – dovere di voto nel scegliere parte della rappresentanza istituzionale , non rappresenta il cambiamento che determina il miglioramento della situazione politica e sociale del Paese.


In questa occasione non voglio dilungarmi nelle motivazioni al “NO”, anche perché tanti di voi sono più qualificati a farlo, ma c’è la necessità di allargare, coinvolgere e sensibilizzare, anche nella nostra città, quanta più gente possibile. 

Per questo motivo lancio la proposta di costituire un comitato cittadino “Ceglie e le ragioni del NO” a cui possono aderire associazioni, partiti e soprattutto cittadini. Questo nella consapevolezza che c’è una reale esigenza di cambiamento vero e chiaro che non può essere determinato dall’arroganza e demagogia di una proposta sostenuta a colpi di falsi slogan. Ora vi chiedo, ovunque sarà pubblicata, se ritenete utile questa iniziativa di sostenerla e successivamente sarà mia premura organizzare l’evento di costituzione del Comitato. 

Tommaso Argentiero








Il profilo Facebook per contattarlo




Tribuna Libera

mercoledì 2 novembre 2016

Referendum, nasce anche a Ceglie il Comitato per il "si"







Ricevo e pubblico il seguente comunicato:

Costituito il Comitato per il SI alla riforma costituzionale di Ceglie Messapica.

Che la parte organizzativa della Costituzione avesse necessità di una revisione lo hanno affermato nel tempo moltissimi studiosi e le varie Commissioni bicamerali che si sono succedute negli ultimi trent’anni. Le convergenze politiche per approvare le modifiche sono spesso sfumate alla fine del percorso e per un’inezia. Nel 2001 è stata approvata la modifica al Titolo V (l’assetto dei rapporti tra Stato e regioni), che, però, ha sin da subito evidenziato lacune e criticità.

Oggi, finalmente, il Parlamento ha approvato una riforma costituzionale organica, che non tocca la parte sui diritti ma punta a dare maggiore efficienza al sistema:
a) superato il bicameralismo paritario: Camera e Senato avranno funzioni diverse; l’approvazione delle leggi sarà più spedita; maggioranze politiche omogenee con governi più stabili;

b) più poteri ai cittadini: potenziate le forme di democrazia diretta; abbassato il quorum per il referendum abrogativo in alcune situazioni; maggiore forza alle petizioni popolari;

c) abbattimento dei costi della politica: ridotto il numero dei parlamentari; nessuna indennità per i senatori; tetto al costo dei Consigli regionali;

d) riequilibrio delle competenze tra Stato e Regioni: maggiore uniformità nella garanzia dei diritti tra le varie Regioni;

e) soppressi il CNEL e le Province.

Il 4 dicembre si terrà il referendum costituzionale. È importante che tutti i cittadini siano correttamente informati dell’importanza di questa riforma e possano confermarla con il voto referendario. Non è un voto politico ma sul merito della riforma costituzionale.
Il Comitato non ha collegamenti diretti ad alcun partito ed è aperto a tutti i cittadini che ne condividono i fini.

Coordinatore del Comitato è l’avv. Rocco Suma.

Il Comitato ha organizzato un incontro pubblico con il vice-ministro allo Sviluppo economico Teresa Bellanova per il prossimo 7 novembre.


Il Parlamento ha fatto la sua parte, ora tocca a noi cittadini: Basta un SI!



Promotori del Comitato e primi firmatari del documento (in ordine alfabetico):

Antonio Amico
Piero Argentiero
Domenico Biondi
Pierpaolo Caliandro
Vito Caroli
Piermassimo Chirulli
Vito Chirulli
Corradino De Pascalis
Vincenzo Gasparro
Maria Santa Monaco
Giuseppe Nisi
Angelo Palma
Cosimo Palmisano
Maria Antonietta Spalluti
Rocco Suma






Tribuna Libera

lunedì 31 ottobre 2016

mercoledì 26 ottobre 2016

"Ma tu sei favorevole o contrario?"



Parliamo di referendum costituzionale.


Alcune persone mi hanno chiesto in questi giorni: ma sul referendum il blog ha una posizione o no? E’ per il “si” o per il “no”? E’ per il cambiamento o per mantenere la situazione attuale? Sui social l'imminente referendum pare essere diventato il tormentone di tanti attivisti, meno dei cittadini senza "casacche" e non addetti ai lavori.

Intanto penso che, se bisogna cambiare, bisogna cambiare in meglio, non in peggio (naturalmente in base ai punti di vista di ognuno di noi). Se si peggiora, è sempre buono il cambiamento? 

Siamo chiamati come cittadini a esprimerci su questa riforma specifica, non su altre. Dunque parliamo di questa. Il primo argomento (affrontato anche nei commenti al post precedente) è quello dei costi del Senato. Con la riforma che prevede il passaggio alla non elettività del Senato si risparmierebbe, ci dicono.



Attenzione, però, a non confondere i costi della democrazia con gli sprechi. La democrazia, votare, far decidere ai cittadini ha dei costi. Le dittature, da questo punto di vista, costano di meno (non si vota mai e non bisogna organizzare elezioni). I “riformatori” dicono di avere come obiettivo il risparmio, in cambio della rinuncia da parte dei cittadini al proprio diritto di votare i senatori (che comunque ci saranno, con designazioni di secondo grado, e parteciperanno alla formazione delle leggi che governeranno il nostro Stato).

Il risparmio per questa rinuncia è intorno ai 50 milioni: diviso per 60 milioni di italiani, corrisponde all'incirca a un caffè all'anno a testa. Per un caffè all'anno che ci concedono, viene chiesto agli italiani di rinunciare ad eleggere direttamente i senatori, i propri rappresentanti, andandoli a prendere da sindaci e consiglieri regionali eletti per tutt'altre responsabilità. C’è chi pensa che il nostro diritto di elettorato attivo valga un po’ di più di un caffè all'anno. 





Resta poi il fatto che le spese legate al mantenimento del Senato comunque rimarranno e sono all'incirca 500 milioni di euro. A questo punto non sarebbe stato più coerente abolirlo del tutto il Senato e delegare la funzione legislativa a una Camera soltanto?

Per quel che mi riguarda, non faccio parte di comitati per il no né per il si. In questa legge ci sono criticità e spunti interessanti ma, purtroppo, dovremo votare sul complesso della legge. Diciamo che le intenzioni dichiarate possono anche essere apprezzabili, meno la realizzazione. Vedremo cosa deciderà il popolo italiano che, comunque, pare dai sondaggi (il 40% è al momento indifferente o indeciso se andare a votare) tuttaltro che appassionato a questo referendum, ritenendo più urgenti in questo momento altri temi dell'agenda politica.




 




Un'ultima considerazione. Credo che un buon metodo per valutare gli effetti della riforma costituzionale sia provare a immaginare che, passaata la riforma, a vincere le elezioni sia un partito e un leader che proprio non vorremmo guidasse il Paese e che questi dunque governi con i poteri previsti dalla nuova Costituzione. Ognuno può immaginare la situazione sulla base delle sue preferenze politiche.

Se, ciononostante, ci sentiamo comunque rassicurati all'idea, votiamo "si". Se la cosa un po' ci preoccupa (in particolare per l'accentramento del potere nelle mani del partito di maggioranza di volta in volta vincitore) o quanto meno ci lascia qualche perplessità, pensiamoci bene su cosa votare al referendum. I governi vanno e vengono, la Costituzione ha una durata decisamente maggiore. 
Solo questo.


Più tardi torneremo in qualche modo a parlare dell'argomento.





Tribuna Libera

giovedì 20 ottobre 2016

Fare lo scrutatore al referendum, a Ceglie Messapica







Scadrà alle ore 12,00 del 3 novembre 2016 il termine per far pervenire all'Ufficio Protocollo del Comune di Ceglie Messapica la domanda per svolgere il ruolo di scrutatore in occasione del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016.


Nell'istanza bisogna dichiarare:

  • di essere iscritti nell'Albo degli scrutatori del Comune di Ceglie Messapica;
  • di essere iscritti nelle liste di collocamento in qualità di disoccupati o di essere studenti, anche se non iscritti nelle liste di collocamento;
  • di non essere percettori di reddito individuale;
  • di essere residenti nel Comune di Ceglie Messapica.

Gli scrutatori saranno infatti sorteggiati tra disoccupati e studenti.



per l'avviso pubblico e il modulo da compilare e consegnare al Comune.



Tribuna Libera

giovedì 6 ottobre 2016

Scrutatori cegliesi sorteggiati tra disoccupati e studenti



La scorsa settimana abbiamo parlato dell'aggiornamento, che il Comune di Ceglie sta effettuando, degli elenchi delle persone idonee a svolgere la funzione di scrutatore e di presidente di seggio alle consultazioni elettorali. Le scadenze per le domande (per chi non è ancora inserito negli elenchi) sono, rispettivamente, il 30 novembre e il 31 ottobre. CLICCA QUI


Oggi il Comune ha pubblicato un avviso pubblico (nel link alla fine del post trovate allegato anche il modello della domanda da presentare) anche  rivolto alle persone iscritte nell'elenco che vogliono svolgere il ruolo di scrutatore in occasione del referendum del 4 dicembre prossimo. Gli scrutatori saranno sorteggiati tra le persone disoccupate e tra gli studenti.






per leggere l'avviso pubblico integrale
e scaricare il modello di domanda



Tribuna Libera

sabato 1 ottobre 2016

Si o No?




Ieri sera su La7 un interessante confronto sul referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre. Protagonisti il Presidente del Consiglio Matteo Renzi (sostenitore del "si" alla riforma") e uno dei più autorevoli costituzionalisti italiani, il prof. Gustavo Zagrebelsky (sostenitore del "no").

Buona visione. 


CLICCA QUI
per il video




Tribuna Libera

martedì 27 settembre 2016

Dovremo decidere noi






Ci siamo. Il governo ha finalmente deciso la data del referendum costituzionale confermativo: sarà il prossimo 4 dicembre. Saremo a chiamati a dire "si" o "no" alla riforma che modifica ben 45 articoli della Costituzione su 138. Anche questo blog vuole provare a fornire qualche informazione per provare a capirne di più rispetto a quello su cui saremo chiamati a votare. Avremo modo di approfondire nelle prossime settimane i vari punti. Iniziamo oggi, parlando di uno dei temi principali della riforma: il nuovo Senato.




Intanto questa è la scheda elettorale che ci consegneranno al momento del voto:





Chi di noi può essere contro assemblee "inutili", la riduzione dei parlamentari, l'efficienza e il taglio alle spese? Nessuno, naturalmente. Ma le cose stanno veramente come è scritto in questo testo dallo stile di scrittura affascinante? Vediamo un po'. 




***************


Il nuovo Senato e la fine del "bicameralismo paritario"

In caso di vittoria del "si", il Senato continuerebbe ad esserci, pur non concedendo più la fiducia al Governo. Vediamo cosa farebbe:

Ecco il nuovo art. 55:

"Il Senato della Repubblica rappresenta le istituzioni territoriali ed esercita funzioni di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica. Concorre all’esercizio della funzione legislativa nei casi e secondo le modalità stabiliti dalla Costituzione, nonché all’esercizio delle funzioni di raccordo tra lo Stato, gli altri enti costitutivi della Repubblica e l’Unione europea. Partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all’attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea. Valuta le politiche pubbliche e l’attività delle pubbliche amministrazioni e verifica l’impatto delle politiche dell’Unione europea sui territori. Concorre ad esprimere pareri sulle nomine di competenza del Governo nei casi previsti dalla legge e a verificare l’attuazione delle leggi dello Stato".

Già il fatto che sia previsto che il Senato "partecipa alle decisioni dirette alla formazione e all'attuazione degli atti normativi e delle politiche dell’Unione europea" fa capire che non sarà una funzione legislativa secondaria. Oggi infatti le leggi che ci governano sono in grandissima parte il frutto del recepimento di direttive europee; cioè significa che le direttive devono essere trasposte in disposizioni di legge (questo avviene in particolare con la "Legge Europea" e la "Legge di delegazione europea" votate dal Parlamento). 





Il Senato dunque continua ad esistere. Ma come cambia il funzionamento del meccanismo di approvazione delle leggi?



Oggi l'art. 70 prevede, in maniera chiara e semplice:

"La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere". 

Stop.



In nome della semplificazione (che è uno degli obiettivi di questa riforma) il nuovo testo che avremo, se passa il si al referendum, sarà il seguente (leggetelo tutto d'un fiato):



"Art. 70. -- La funzione legislativa è esercitata collettivamente dalle due Camere per le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali, e soltanto per le leggi di attuazione delle disposizioni costituzionali concernenti la tutela delle minoranze linguistiche, i referendum popolari, le altre forme di consultazione di cui all'articolo 71, per le leggi che determinano l'ordinamento, la legislazione elettorale, gli organi di governo, le funzioni fondamentali dei Comuni e delle Città metropolitane e le disposizioni di principio sulle forme associative dei Comuni, per la legge che stabilisce le norme generali, le forme e i termini della partecipazione dell'Italia alla formazione e all'attuazione della normativa e delle politiche dell'Unione europea, per quella che determina i casi di ineleggibilità e di incompatibilità con l'ufficio di senatore di cui all'articolo 65, primo comma, e per le leggi di cui agli articoli 57, sesto comma, 80, secondo periodo, 114, terzo comma, 116, terzo comma, 117, quinto e nono comma, 119, sesto comma, 120, secondo comma, 122, primo comma, e 132, secondo commaLe stesse leggi, ciascuna con oggetto proprio, possono essere abrogate, modificate o derogate solo in forma espressa e da leggi approvate a norma del presente comma. Le altre leggi sono approvate dalla Camera dei deputati. Ogni disegno di legge approvato dalla Camera dei deputati è immediatamente trasmesso al Senato della Repubblica che, entro dieci giorni, su richiesta di un terzo dei suoi componenti, può disporre di esaminarlo. Nei trenta giorni successivi il Senato della Repubblica può deliberare proposte di modificazione del testo, sulle quali la Camera dei deputati si pronuncia in via definitiva. Qualora il Senato della Repubblica non disponga di procedere all'esame o sia inutilmente decorso il termine per deliberare, ovvero quando la Camera dei deputati si sia pronunciata in via definitiva, la legge può essere promulgata. L'esame del Senato della Repubblica per le leggi che danno attuazione all'articolo 117, quarto comma, è disposto nel termine di dieci giorni dalla data di trasmissione. Per i medesimi disegni di legge, la Camera dei deputati può non conformarsi alle modificazioni proposte dal Senato della Repubblica a maggioranza assoluta dei suoi componenti, solo pronunciandosi nella votazione finale a maggioranza assoluta dei propri componenti. I disegni di legge di cui all'articolo 81, quarto comma, approvati dalla Camera dei deputati, sono esaminati dal Senato della Repubblica, che può deliberare proposte di modificazione entro quindici giorni dalla data della trasmissione. I Presidenti delle Camere decidono, d'intesa tra loro, le eventuali questioni di competenza, sollevate secondo le norme dei rispettivi regolamenti. Il Senato della Repubblica può, secondo quanto previsto dal proprio regolamento, svolgere attività conoscitive, nonché formulare osservazioni su atti o documenti all'esame della Camera dei deputati".



In conclusione, i procedimenti per approvare le leggi 
passano da 2 (oggi) a 10.






Non vorremmo essere nei panni delle matricole universitarie che dovranno preparare l'esame di diritto pubblico, con la nuova versione della Costituzione.





Un caffè all'anno





"Vabbè, dirà qualcuno, ma almeno con questa riforma si risparmia...". E allora andiamo a vedere quanto si risparmia. I cento senatori non saranno più eletti da noi cittadini direttamente ma indirettamente: saranno consiglieri regionali e sindaci (21 sindaci, 74 consiglieri regionali  e 5 rappresentanti scelti dal Quirinale) che, oltre a svolgere la loro attività politica e amministrativa quotidiana, dovranno periodicamente di volta in volta recarsi in Senato per votare. Avranno diritto al rimborso delle spese e all'immunità parlamentare.

La Ragioneria dello Stato parla di un risparmio, dovuta alla non elettività dei senatori, di circa 50 milioni di euro all'anno. Tanti soldi? In realtà, facendo le divisioni, ogni italiano (siamo circa 60 milioni) avrà risparmiato ben 90 CENTESIMI ANNUI. Dunque, dandoci indietro il costo di un caffè all'anno, il cittadino italiano rinuncerà ad eleggere i propri rappresentanti,  lasciando fare questo ai politici (sindaci e consiglieri regionali): si sceglieranno tra loro, interverranno nella formazione di una buona parte delle leggi statali e ci ricompenseranno con meno di un euro all'anno. Forse si confondono i costi della democrazia (le dittature costano meno delle democrazie) con gli sprechi? Ma vengono toccati i veri sprechi?






Tra l'altro nel costo complessivo del Senato, non ci sono solo le indennità ma anche il costo delle strutture, degli uffici, che non verranno smantellati. Non ci sarà nessun licenziamento e il costo del Senato continuerà ad aggirarsi intorno ai 500 milioni di euro l'anno. Però i soldi per un caffè all'anno, come detto prima, i cittadini l'avranno assicurato rinunciando al proprio diritto elettorale. Sempre, naturalmente, che vinca il "si".

A breve torneremo a parlare di altri importanti punti della riforma costituzionale oggetto di referendum. Ne sentirete tante in queste settimane. Ci sarà chi dirà che è la riforma migliore e che comunque è qualcosa in più rispetto all'attuale. Io penso che, se si deve cambiare, bisogna cambiare in meglio, non accontentarsi cambiando giusto per cambiare. Il "si" non è la soluzione dei problemi italiani, così come il "no" non è il rifiuto a riformare la Costituzione per migliorarla.

L'importante è che ognuno di noi scelga in maniera ragionata, conscia dell'importanza del suo singolo voto. Votate come vi pare ma fatelo in maniera documentata e consapevole dei pro e dei contro. I governi vanno e vengono, la Costituzione resta.




Tribuna Libera

mercoledì 21 settembre 2016

Perchè No?



Ne parleremo venerdì al castello di Ceglie, 
con l'on. Pippo Civati.









Tribuna Libera

giovedì 15 settembre 2016

Referendum, Ce ne parla l'avv. Vincenzo Vitale




Ricevo e pubblico con molto piacere un intervento dell'avv. Vincenzo Vitale, coordinatore provinciale del Codacons, su alcuni aspetti della riforma costituzionale oggetto del referendum con cui a breve saremo, come cittadini, consultati. 

Torneremo a parlare diffusamente sul blog dei vari punti della riforma, per cercare di capirne di più, non appena il Governo si deciderà a fissare la data per la consultazione.





"Con la nostra Costituzione vengono individuati i diritti fondamentali dei cittadini (il diritto al lavoro che è anche il diritto a una retribuzione che consenta ai lavoratori e alle loro famiglie “un'esistenza libera e dignitosa”, il diritto ad una pensione e comunque ad una tutela adeguata “in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia”, il diritto alla salute e quindi alla sanità pubblica, il diritto all'istruzione e quindi ad una scuola pubblica, il diritto a misure economiche e altre provvidenze a favore delle famiglie, i principi di dignità della persona, di solidarietà politica, economica e sociale, il principio di utilità sociale dell'impresa e della proprietà, ecc.) come limite al potere dello Stato e viene quindi regolato il funzionamento degli organi dello Stato (oggetto di modifica con la riforma costituzionale) al fine di garantire che i diritti consacrati nella prima parte della costituzione non possano essere violati. 

La divisione dei poteri di per sé non garantisce i diritti dei cittadini dall'abuso del potere se gli organi dello Stato sono in mano allo stesso partito. Ecco perché tra gli organi dello Stato riveste particolare importanza la Corte Costituzionale che controlla se la volontà della maggioranza, quale si esprime in una legge, sia o no conforme alla Costituzione, e, nel caso che non lo sia, dichiara nulla e priva di efficacia tale legge. E' quindi indispensabile l'indipendenza della magistratura che ha, appunto, il compito di custodire il diritto e proteggere i cittadini dall'abuso. 

Ora, per comprendere gli effetti della modifica costituzionale sui diritti dei cittadini, occorre premettere che la legge elettorale, cosiddetto Italicum, è una legge che assegna un premio di maggioranza alla camera dei deputati (340 seggi su 630) al partito che vince le elezioni. Tale premio potrebbe consentire al partito di maggioranza, nel caso di vittoria del referendum costituzionale, di scegliersi il Presidente della Repubblica e, indirettamente, i componenti del Corte Costituzionale di nomina presidenziale, pregiudicando quindi la legittimazione degli organi di garanzia più importanti della nostra democrazia. 

Infatti, mentre attualmente nella Costituzione è previsto che per la nomina del Presidente della Repubblica, dopo il terzo scrutinio, la maggioranza assoluta dell'assemblea (art.83) e quindi 504 voti su 1008 aventi diritto (considerando anche i delegati regionali), con la modifica si prevede che dal quarto scrutinio si scende ai tre quinti dell'assemblea (435 voti), mentre dal settimo scrutinio è sufficiente la maggioranza di tre quinti dei votanti (cioè di quelli presenti ) e, quindi, ad un numero ancora inferiore. E' stato giustamente osservato che il riferimento ai “votanti” nel nuovo art.83 consentirà possibili tatticismi parlamentari per abbassare il quorum. 

Ne consegue che il partito di maggioranza potrebbe eleggere da solo il Presidente della Repubblica, disponendo già di 340 voti alla camera dei deputati e nel senato presumibilmente, in quanto partito che ha vinto le lezioni, di un numero considerevole di senatori. E' quindi concreta la possibilità che il Presidente della Repubblica venga designato dalla sola maggioranza, con la conseguenza di influenzare indirettamente la nomina di un terzo dei quindici giudici che compongono la Corte Costituzionale. Ora, poiché il potere di nomina di un altro terzo della Corte compete direttamente al parlamento (3 alla camera dei deputati e 2 al nuovo senato), la “politica” potrebbe designare ben dieci giudici costituzionali su 15. Gli altri 5 continuerebbero ad essere nominati dalla Magistratura. 

In sintesi, l'attuale riforma costituzionale rischia di attribuire un potere incontrollato all'esecutivo, depotenziando la figura del Presidente della Repubblica, che perderebbe la sua autorevolezza se fosse di fatto nominato da un solo partito. Ma soprattutto potrebbe consentire al partito di maggioranza di “conquistare” la Corte Costituzionale, con conseguente politicizzazione di un organo giurisdizionale di ultima istanza, la cui indipendenza è necessaria per la tutela dei diritti dei cittadini riconosciuti dalla prima parte della costituzione. 

Il voto sul referendum dovrà tener conto dello scopo primario della costituzione (impedire che il potere possa non riconoscere o anche limitare i diritti fondamentali dei cittadini) e se dunque la riforma che ci viene proposta soddisfa tale scopo e non certo se vi è una riduzione di spesa, che può essere ottenuta in mille modi diversi (per esempio,riducendo gli emolumenti ai nostri deputati o eliminando enti inutili)". 

Vincenzo Vitale



Tribuna Libera